La Canzone

‘L’asino e la luna’ è una poesia che riconosce la semplicità e la genuinità come dono prezioso e non come limite, davanti agli aspetti di una società civilizzata, oggetto di condizionamenti mediatici e strumentalizzazioni di ogni tipo, spesso ingannevoli.
D’insieme, l’aspetto del paesaggio naturalistico, teatro della poesia che si sposa perfettamente con la filosofia “Uomo-Natura” di Cascina Germoglio (Fondazione Bosis).

Il testo
Guardo il tuo sorriso che risplende in questa sera sopra l’ombra delle foglie, su tutto questo mare d’erba. Da lassù che cosa vedi, tu, che sei così serena? Io, che ho solamente la tua luce sulla schiena, mastico un ginepro e ho poca terra da annusare; tu, che l’orizzonte lo puoi scegliere o inventare… e ti seguo nel silenzio ed osservo i tuoi disegni. Sai dipingere col vento ed io, appoggiato a questi legni, ascolto i tuoi racconti, le tue immagini del mondo: incantevoli distese, laghi, monti e soli intorno, le pianure sconfinate ed il mare più profondo, mentre io combino poco e tiro avanti tutto il giorno. …e la gente che si abbraccia mescolando i suoi colori: tutte belle cose. Non esistono dolori. Io, che mi accontento, preferisco stare qui. Per amico ho solo il vento ed il mio albero di gin; mi ubriaco anche di giorno con il sole che mi cuoce ed aspetto il tuo ritorno per sentire la tua voce, ma non credo a queste cose, io, che passo da ignorante. Mi sta bene questa vita, anche se non è importante.

L’ispirazione
Gli ingredienti che hanno dato vita a questa canzone: un’atmosfera magica e piena di pace, una mansueta asina e un palcoscenico naturale all’imbrunire dominato da una magica luna piena dal colore ancora caldo.
“…Le mie mani hanno scritto questo pezzo di getto ed è venuta fuori questa storia”.

Il Contesto
Nel contesto della società attuale c’è un’esasperazione del consumismo che esorta all’acquisto, a spendere; a mettersi sempre in bella mostra e a giudicare in base all’apparenza. In un periodo di crisi come quello corrente, le famiglie, condizionate dalle mode, rischiano la rovina per pagare le vacanze, comprare il cellulare di ultima generazione ai figli e fanno di tutto per apparire all’altezza dei tempi (almeno quella tanto declamata dai messaggi mediatici).
Ecco l’inno alla semplicità: una parte della gente desidera la purezza e la bontà delle cose, ricercando la vera essenza della nostra natura.

La figura dell’asino
Nell’esasperazione del consumismo, l’asino è l’emblema della genuinità e della modestia. Rappresenta la persona semplice che si accontenta del poco che ha; una persona che ama sentirsi raccontare la favola delle allodole, delle luci che si accendono anche quando sono finte.
Per paura o per timidezza sta bene dov’è. Per quanto possa passare per ignorante, persegue la propria strada, in base alle proprie capacità, senza seguire il gregge.

La figura della Luna
La luna è simbolo di bellezza: è la fata che racconta le favole, ma, in quanto appartenente al mondo della fantasia, potrebbe descrivere cose poco vicine alla realtà.

Il punto d’incontro tra l’asino e la luna
Fanno parte entrambi dell’universo: l’asino è l’elemento più materiale, attaccato alla terra, che cammina sulla terra;
la luna rappresenta l’immensità dell’universo, l’infinito. Un punto di riferimento e un punto di ispirazione, oltre ad essere luce che illumina nelle tenebre. Una compagna di viaggio solitaria.
L’asino rispetta la luna, ne è affascinato, la segue dal suo angolo di terra e la ascolta ed è capace di sognare pacificamente sulle chimeriche immagini, come un bimbo che si addormenta dopo una bella favola, ma, al risveglio, continua sereno a fare la propria vita.

Le parole dell’autore
Chiarito che il tema, nulla ha a che fare con la mitologica leggenda dell’asino che si bevve la luna, la prima cosa che mi viene in mente, parlando di questa canzone, è il momento in cui l’ho scritta e, al di là degli elementi e dell’atmosfera che l’hanno ispirata, non troverei altro che rifarmi ai più famosi versi che citano: “…le mie canzoni nascono da sole, vengono fuori già con le parole…”.
È stato un parto senza intralci né indugi. Un’esigenza direi, inevitabile e indispensabile, per ‘fissare’, per fermare, per immortalare, quel fotogramma così intenso, così ‘pulito’ e privo di contaminazioni che ha toccato il mio cuore.

La prima parte della canzone è descrittiva, piena di emozionale poesia, ma nella parte successiva e risolutiva, la consapevolezza e la ricerca del ‘vero’ ha indotto a partorire un aspetto, forse meno poetico, ma più realistico, riportando ‘sulla terra’, alla nuda realtà, la vita del quadrupede (che è poi la vita della gente comune), lontano dalle luci, dalle feste, dalle fratellanze tra i popoli che -a parte qualche caso- spesso appaiono come ‘belle facciate’ da esporre ma che sono in contrapposizione al continuo investimento per gli armamenti (dicono “a difesa”) e alle continue ripercussioni belliche, ora da una parte, ora da un’altra parte del mondo.

La capacità di ‘cogliere’ -a dispetto di un’ingiustificabile bassa considerazione da parte degli altri- mette il ‘saggio’ asino in una condizione di coscienza, di consapevolezza del proprio limite e allontana ogni tentazione, velleità o mania di grandezza, a rischio di un’esistenza breve, proprio perché poco adatta alle proprie doti.

Emerge un inconscio vero e naturale. In contrasto, credo da sempre, con le inesauribili chimere utilizzate da tutti e che ci pervadono da ogni dove, a fronte delle difficoltà quotidiane, affari ambigui e interessi personali, aziendali o di potere, che frantumano e condizionano un’esistenza che potrebbe essere davvero meravigliosa.

È una canzone semplice anche da parte della struttura musicale. Senza ricerca di particolari “spunti” o invenzioni. Non ne servivano. Mi sono messo al pianoforte e le note si sono sciolte da sole, sotto le mie dita e sotto il canticchiare mentale della mia voce, senza dover perdere notti e giorni a ricercare chissà quale accordo. E mi emozionava così.
Credo che questo sia uno di quei casi in cui le parole contano molto di più che la musica. Direi, forse peccando un po’ di presunzione, quasi ‘bastino da sole’.

 

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